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ARCHA – Il deposito, museo dei depositi

ATA2020

Archa: dal latino scatola, contenitore. Questa l’idea alla base del progetto. Analizzando le numerose presenze museali di un territorio, in questo caso quello della città eterna: Roma, si è voluto pensare ad un luogo che possa ampliare il modo di fare cultura nell’era post-post moderna, caratterizzata dal continuo aumento dell’heritage culturale, in particolar modo nei depositi museali e, dall’aumento sempre maggiore delle tecnologie di origine industriale presenti quotidianamente. Un luogo che possa racchiudere in se più aspetti della cultura e che possa diventare esempio di una cultura open source a 360°, scardinando così accademici e passati modelli museali. Il punto di partenza? La Città dello Sport di Tor Vergata: la Vela di Calatrava.


La Vela, opera dell’Architetto Calatrava, maestosa nella sua forma e dimensione, è protagonista dello skyline della periferia romana. Abbandonata ad un futuro incerto, è una della maggiori opere incompiute sul territorio Italiano. I due padiglioni di forma epitrocoidale, avrebbero dovuto ospitare le finali dei campionati di nuoto del 2009. L’intero edificio è caratterizzato da una forte dinamicità, distintiva del modus operandi del Maestro. Le notevoli dimensioni dell’opera e quindi, i suoi ampli spazi, rendono il manufatto ideale all’appellativo di “fortezza”. Contrapponendosi alla funzione iniziale dell’edificio dunque, il primo passo per la realizzazione di Archa, è limitare la permeabilità dell’edificio, in modo da assicurare in primis, la salvaguardia degli oggetti/opere al suo interno. Limitando il flusso e nord e a sud, 3 tipologie di tamponature (legno, laterizio e policarbonato) sono applicate in corrispondenza delle aperture nei tamburi. Per enfatizzare il concetto di fortezza, una foresta mediterranea circonda l’opera, dedicando una parte di essa alla selvicoltura. Selvicoltura che, tramite l’utilizzo della Paulownia, essenza nata in laboratorio dalle spiccate proprietà fisiche e ignifughe, punta a essere parte fondamentale per la manutenzione di Archa e le sue parti strutturali principali, limitando dunque, l’utilizzo massiccio dell’acciaio. Una FORTEZZA NELLA FORESTA suddivisa in due macro aree: il DEPOSITO AUTOMATIZZATO e l’area ESPOSITIVO DIDATTICA.


Una composizione stereometrica aiuta a sviluppare il concetto di AUTOMAZIONE e SERIALITÀ. Nel deposito, l’AUTOMAZIONE rende possibile l’archiviazione e la conservazione di molteplici tipologie di reperti e oggetti tramite l’utilizzo di due tecnologie di stampo industriale: i trasloelevatori e i depositi verticali. Garantendo l’incolumità degli oggetti contenuti in esso, si inserisce al suo interno la GALLERIA ESPOSITIVA ove, tramite device, il visitatore può richiamare a se l’oggetto/reperto ricercato. Nell’area espositiva invece prendono forma due padiglioni: il PADIGLIONE DELLE SERIE e il PADIGLIONE DEGLI SCENARI (oltre che aule didattiche, archivi e una passeggiata archeologica enfatizzata dall’ingegneristica presenza della Vela). Il padiglione delle serie, ispirato alla mostra SERIAL/PORTABLE Classic by Fondazione Prada, permette al visitatore di vedere numerevoli COLLEZIONI di reperti dimenticate nei depositi: armature medievali, statuette votive del periodo ellenico, sedie in stile Luigi XIV: numerosi pezzi tutti simili tra loro, ma mai uguali. Il padiglione degli scenari ospita invece, la possibilità di visionare, in base al tema proposto, più oggetti contemporaneamente creando infiniti scenari personalizzati. Importante è poi la presenza di luoghi dedicati alla conservazione, catalogazione e ricerca, che rendono ARCHA un vero POLICLINICO DEI BENI CULTURALI (cit. G. Volpe), ove la cultura ha la possibilità di essere presente e vissuta, in tutte le sue sfaccettature.



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Jacopo Taddia

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