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Santa Croce 59: from squatted building to new ways of living

ATA2018

Il lavoro è svolto nell’ambito di un laboratorio di laurea interdisciplinare.
Oggi l’emergenza abitativa è una realtà. Il crescente numero di persone senza casa è reso ancor più paradossale se si pensa che, al contempo, aumenta costantemente anche il consumo di suolo per la costruzione di edifici residenziali, così come la quantità di immobili sfitti in disuso sia pubblici che privati. Per coloro che non riescono a rientrare nelle logiche di una casa di mercato, una soluzione spesso praticabile è lo spostamento dall’area metropolitana verso la provincia a discapito di lunghi spostamenti pendolari capaci di diminuire drasticamente la qualità della vita. L’ultima e più estrema soluzione è l’occupazione.


La prima ondata di occupazioni a Roma, dei primi anni '90 fu per lo più legata agli sfratti per la svendita di alloggi da parte di molti enti previdenziali. Oggi a Roma si contano oltre 100 edifici occupati a scopo abitativo. Il 6 dicembre 2012, i vari movimenti stringono un'alleanza e danno vita al primo Tsunami Tour, un'ondata di occupazioni che travolge comune e questura che non riescono, come in precedenza avevano fatto, ad intervenire con uno sgombero. Nel 2013 avviene il secondo Tsunami di occupazioni in città, nel quale vengono occupati altri 9 palazzi. Nell'Ottobre dello stesso anno avviene la terza ondata di occupazioni, nella quale vengono occupati altri 3 edifici, tra cui quello al civico 59 di Via di Santa Croce in Gerusalemme, il caso studio. Questo stabile era adibito ad uffici e costituiva la sede dell'INPDAP, ente previdenziale per i dipendenti dell'amministrazione pubblica. Lo stato decise di cartolarizzarlo qualche anno fa ma rimase invenduto. L'edificio è del secondo dopoguerra, con 8 piani fuori terra e due interrati. Si trova in zona San Giovanni, di fronte al nuovo parco di Via Statilia e sullo sfondo la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, quindi un contesto urbano di grandissima qualità. Il complesso, fu progettato e costruito come edificio per uffici pubblici, per poi essere riadattato a fini abitativi dagli occupanti senza interventi architettonici che ne abbiano modificato l'assetto iniziale.


Data la precedente destinazione d'uso gli spazi sono scanditi da piccole stanze, da servizi igienici comuni originariamente a uso dei dipendenti del piano, e da spazi più ampi in origine pensati come luoghi di rappresentanza. Ai vari livelli dello stabile alcuni uffici sono stati convertiti in cucine comuni ad uso del piano. Tutti gli elettrodomestici e i sanitari sono stati acquistati e trasportati dagli stessi abitanti al fine di rendere vivibile il complesso insediativo. Solo in alcuni casi, all'interno delle singole unità abitative, sono stati ricavati angoli attrezzati con cucine a gas autonome. All'interno della realtà oggetto di studio ci si è soffermati ad indagare come l'immigrazione influisca sul vivere quotidiano, che dinamiche inneschi all'interno della micro-comunità di Spin Time. L'edificio di via Santa Croce in Gerusalemme è abitato da 323 occupanti di differenti nazionalità, appartenenti a diverse fasce d'età e organizzati in nuclei familiari più o meno numerosi. All'interno di questo stabile ai primi occupanti si sono aggiunte, negli ultimi due anni, persone provenienti da occupazioni sgomberate. Lo studio, si concentra su due aspetti fondamentali, il primo indaga un modo in cui l'occupazione possa uscire dall'ambito dell'illegalità, il secondo aspetto consiste nel progettare un nuovo modello abitativo, un modello che possa inserirsi all'interno di un edificio progettato per il lavoro d'ufficio e non per il vivere.



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