Archistart

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Nel viola delle correnti. Centro ambientale “Leonida Rèpaci” sul Monte Sant’Elia.

ATA2021

Da quassù l’orizzonte non è dritto: si può vedere la curvatura della Terra, che ci ricorda quanto infinitesimi siamo, e di quanto sia fondamentale per noi lasciare una traccia tangibile su queste lande che percorriamo tutti i giorni, e più il solco sarà profondo tanto più lento sarà il nostro oblio.
Da qui il richiamo all’eternità, che vuole essere catturata da questa grotta, da questi terrazzamenti, fissando nel tempo quella linea sottile che separa l’acqua dall’aria, spesso sfumata e inafferrabile, affinché chiunque passi di qui possa riportare alla memoria la nostra piccolezza nell’universo, e tutto ciò di positivo e leggero che ne deriva.


Ed è solo un'illusione quella di poter toccare il mare: certo lo si può osservare da vicino, si può sentire l'odore della salsedine e ascoltare le onde che si infrangono sugli scogli, questo sì, ma per poterlo raggiungere davvero uno dovrebbe capitombolare giù per la scarpata oppure riprendere la SS18 e giungere a Palmi o a Bagnara. È un po' come nella leggenda della fata Morgana, che fa apparire al re barbaro la Sicilia come vicina. Eppure, questo luogo è di mare ma non per il mare. È un luogo di terra, per la terra e per coloro che la abitano, e che l’abitano con gli occhi assuefatti a tanto incanto, i nasi abituati ai profumi e le orecchie al brusio di sottofondo che è la voce del Mediterraneo, affinché possano di nuovo vedere, odorare e udire come nuove le note che compongono l'opera, qui scomposta in due atti per facilitarne l'ascolto, che è la Costa Viola.




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