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Lo spazio e il tempo: i Fori Imperiali di Roma

ATA2017

La zona dei Fori di Roma giace in uno stato frammentario e imbalsamato dove le rovine imperiali svolgono un ruolo di quinta urbana posizionata ai lati di via dei Fori Imperiali.
Il progetto propone una riqualificazione che stravolge la lettura attuale dell’area, riportando indietro nel tempo la situazione spaziale fino all’età romana e destinando ancora una volta ad un brano della città il suo ruolo primario, quello di essere vissuto.


Dalla necessità di dover soddisfare delle ESIGENZE COMMUNICATIVE nasce la città del passato, frutto di un disegno volto alla monumentalizzazione e alla celebrazione.
Parte principale del disegno come tassello in un mosaico è l’architettura che realizzata con spietata concretezza non può essere sottratta alla vista del destinatario del messaggio, caratteristica che ne fa uno STRUMENTO DI DIALOGO di assoluta efficacia.
In età imperiale si ha la necessità di dover sfruttare l’architettura in maniera sapiente per manifestare e raccontare le gesta dell’impero alla popolazione in gran parte analfabeta. Il complesso disegno della città di Roma perciò, almeno per quanto riguarda gli edifici principali di quel periodo, risponde ad una logica che esprime e precisa il rapporto denso di significato fra architetture anche di epoche diverse ed a cui il destinatario non può sottrarsi. (es. allineamento Pantheon –
M. Augusto). Dialogo che si concretizza attraverso la determinazione della FORMA, dell’ l’ORIENTAMENTO, delle GEOMETRIE e della COLLOCAZIONE DELL’ARCHITETTURA IN QUESTIONE.
Anche in età paleocristiana (ed in seguito Barocca) per gli stessi motivi si interviene con la costruzione delle nuove basiliche (frutto della riutilizzo di una tipologia architettonica già utilizzata), che determinano attraverso il loro allineamento un’inequivocabile CROCE con centro nel Colosseo, in modo da sancire in maniera indelebile la cristianità della città. L’intervento proposto tenta perciò attraverso l’orientamento e la composizione dei propri corpi di inserirsi nel dialogo sopracitato.
Analizzando le fasi storiche recenti dell’area dei fori, negli anni ’30 del ‘900 questa subisce uno sostanziale STRAVOLGIMENTO dovuto alla costruzione dell’odierna via dei Fori Imperiali (all’epoca via dell’Impero), che collega tuttora l’Altare della Patria (1911) al Colosseo (72 d.C.), coprendo e tagliando a metà i vari fori di età imperiale (foro di Traiano, Cesare, Augusto, Nerva, Pace) e radendo al suolo la collina della Velia che costeggiando la Basilica di Massenzio creava una sorta di divisione fra l’area dei fori e il Colosseo.
L’intervento compromette la possibilità di avere una lettura spaziale totale e reale delle rovine (ridotte a vera e propria scenografia), interrando i vari reperti, SBANCANDO LA COLLINA DELLA VELIA ed INNALZANDO così la Basilica di Massenzio in una posizione DOMINANTE su tutto il resto dell’area, stravolgendo il reale rapporto di altezze e di percezione anche dell’edificato restante.
Dopo l’intervento descritto la situazione è rimasta per quasi cento anni INALTERATA, offrendo una visione frammentaria e sbagliata dell’area, della basilica ed infine del Colosseo, oggi collegato visualmente all’Altare della Patria ed una volta COPERTO DAL COLLE DELLA VELIA che ci offriva dal punto di vista visuale una sensazione di totale meraviglia dovuta all’ESPLOSIONE DELLA PERCEZIONE DELLO SPAZIO percepita una volta superata la collina ed arrivati in prossimità dell’anfiteatro, esplosione comune ad altri edifici di carattere monumentale della città, come la basilica di S.Pietro e il Pantheon.


IDEA PROGETTUALE- L’area tuttora si trova in uno stato di alterazione e di IMMUTABILITA’ in una situazione che perdura e che non rispecchia lo splendore ma soprattutto la percezione dell‘architettura rimasta del centro della città di Roma antica.
Con questa situazione di STALLO si vuole entrare in conflitto, proponendo VELOCITA’, RAPIDITA’ e MOVIMENTO come basi concettuali per la rianimazione dell’area e per la progettazione dell’ edificio, basi che non per caso fanno riferimento al FUTURISMO. L’avvicinamento a questo movimento culturale nasce da delle considerazioni frutto di un ragionamento che ci spinge verso la ricerca del moto, che ne è il simbolo. La velocità si deve riflettere nell’edificio in MANIERA ASTRATTA perchè quest’ultimo è stato pensato come oggetto dinamico che non deve adattarsi a una determinata condizione di moto ma che è stato concepito per la velocità, le sue forme perciò sono già dinamiche e si legano alla dinamicità dello spazio. L’edificio prescinde dal dare un’immagine visiva del moto per darne l’immagine psicologica, la ricerca perciò è prevalentemente linguistica e usufruisce di codici e di segni significanti velocità e dinamismo. Il riferimento ai dipinti di Giacomo Balla è chiaro, in particolare ad “AUTOMOBILE DA CORSA”. La dinamicità è insita nelle membra dell’edificio e delle aree coinvolte fin dalla loro nascita, le superfici tese concepite sono regolamentate da una gestione dello spazio rigorosa che permette di regolarne l’accellerazione e la velocità di moto.
Nel complesso l’intervento composto principalmente da tre braccia, si collega in maniera ideale ai luoghi più importanti della classicità contribuendo al prolungamento nel tempo dei rapporti “dialoganti” degli edifici esistenti.



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Lo spazio e il tempo: i Fori Imperiali di Roma Board

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