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La via Latina e porta Capena tra archeologia ed età contemporanea. Il recupero di un percorso e la riqualificazione di una soglia

ATA2018

Nell’antica Valle del Tevere sorgono i resti di Porta Capena, una delle porte della Roma regia, da cui partiva la via Latina. Per gran parte interrata ne emerge un frammento, soffocato dalle vicende che nel tempo hanno trasformato radicalmente questa parte di città. I resti di questa soglia sono emblema di criticità che ostacolano la comprensione dell’area, che da sempre ha avuto un ruolo centrale ma che ha gradualmente perso sotto la pressione delle esigenze contemporanee, riducendosi ad un crocevia. La riqualificazione della stazione metro Circo Massimo è l’occasione per proporre una nuova chiave interpretativa dell’area con un’operazione di sintesi progettuale volta a trovare un punto di incontro tra due epoche, oggi sconnesse tra loro.


Dal momento che l’obiettivo dell’intervento è trovare una relazione tra archeologia e città contemporanea la proposta deve comportare una serie di scavi. L’analisi è quindi partita dallo studio, sintetizzato con una serie di plastici, di quegli eventi che hanno modificato, attraverso un processo di aggiunta e sottrazione, l’assetto orografico della città nelle fasi significative del suo sviluppo. Per capire come operare una risignificazione dell’area, è necessario conoscere le funzioni che ha ricoperto nel tempo e il significato che queste hanno avuto per chi ha vissuto questi luoghi. I diversi usi sembrano avere un aspetto comune: il limite. Ogni cambiamento, che fosse graduale e spontaneo o frutto di una pianificazione, si relaziona all’area come ad un elemento di confine: dalla più antica funzione sepolcrale fuori dalle mura Serviane, all’ingresso all’area archeologica previsto dal progetto di Guido Baccelli, o ai più recenti interventi di epoca fascista che dall’antica Valle Murcia hanno tracciato un collegamento con il mare. Ad oggi il ruolo di soglia è a malapena riconoscibile, e l’area si presenta come una sovrapposizione piuttosto rigida di elementi indipendenti gli uni dagli altri, appartenenti a realtà ed epoche molto distanti fra loro. Si tratta della viabilità a quota zero di viale Aventino, della sottostante linea B della metropolitana, e di una serie di resti oggi a malapena visibili poiché per lo più interrati, ma che condividono con la metro la stessa quota.


L’esigenza di una riqualificazione della stazione metro Circo Massimo nasce dal fatto che quella attuale è sottodimensionata e inefficiente per mancanza di collegamenti interni tra le due banchine. L’intervento permette di raggiungere la quota archeologica, e quindi di recuperare i resti di porta Capena e di elementi, come il Settizonio, che alludono all’originario ruolo di soglia della zona. L’ingresso alla stazione avviene attraversando le nuove aree archeologiche, che diventano parte del sistema dell’Area Archeologica Centrale, e alle quali si accede con avvicinamenti lenti o discese veloci. Nel primo caso si tratta di rampe (da viale delle Terme di Caracalla e da via dei Cerchi) che ricalcano il percorso della via Latina, recuperando la connessione originaria tra Circo Massimo e porta Capena. Il superamento dei binari -situati a quota -6.00m da viale Aventino- avviene a quota -12.00m, dove un ampio ambiente è pensato, oltre che come servizio necessario al collegamento, come spazio espositivo di plastici e mappe che illustrino le fasi di sviluppo di Roma, rendendo più semplice la comprensione della parte più antica della città e del suo rapporto con la città contemporanea. Lo scopo del lavoro è quindi facilitare la lettura di una parte del tracciato della via Latina e del ruolo di soglia da sempre rivestito dall’area, ponendo fine alla progressiva perdita della memoria storica legata a un luogo così denso di significati, oggi a stento noto come “sito della Porta Capena".



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