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Industrie Culturali Creative: nuovi modi di vivere e abitare la città. Proposta di riuso per gli spazi dell’ex Fonderia Tagliabue a Lambrate.

ATA2019

La ricerca tesi affronta per prima la questione dei vuoti urbani e degli edifici ex-industriali dismessi, come frutto delle trasformazioni urbane dell’ultimo secolo. A tutti quegli impianti industriali, attualmente in stato di abbandono, viene riconosciuto il valore di possibile strumento di rigenerazione urbana.
In particolare, sono stati analizzati interventi di riqualificazione, dove si è riscontrata una riconversione degli impianti produttivi in nuove Industrie Culturali e Creative. La ricerca si focalizza sull’esperienza milanese che riconosce, nella rigenerazione di aree industriali dismesse, una pratica in via di consolidamento.


Milano, come tutte le città di sviluppo industriale, ha subito gli effetti di una crisi urbana, ad oggi affrontata con strategie diverse, teorizzate, sperimentate o ancora in fase di verifica; tra le sperimentazioni, negli ultimi anni si sono articolati un certo numero di progetti pionieri che hanno riguardato la trasformazione di vecchie aree industriali. La relazione tra le caratteristiche dei luoghi, le opportunità dovute alla dismissione e le nuove funzioni, hanno dato vita a trasformazioni, legate a progetti di riuso di edifici ex industriali di piccola-media scala, che prevedono il mantenimento dell’impianto originale. Si tratta di interventi spontanei puntuali, senza un progetto d’insieme, che nascono e si contagiano a vicenda, creando una rete di funzioni sinergiche tra loro. Queste funzioni, attente ai cambiamenti della società e dei nuovi modi di vivere, rientra nella categoria che prende il nome di Industrie Culturali e Creative, funzioni legate all’editoria, moda, design, ecc. Sul territorio milanese, le attività variamente riconducibili a questo settore sono localizzate in particolari aree della città, interessanti da osservare per la costruzione di una centralità urbana e per le relazioni che questi intrattengono con l’intorno. L’area d’intervento scelta risulta quella occupata dell’ex fonderia Tagliabue, importante un tempo per la produzione di ghisa.


In base alle caratteristiche della fonderia ci si è mossi in diverse direzioni per meglio darne una seconda vita. Si è partiti dalla demolizione dei muri di recinzione, che richiudevano l’area in se stessa negando ogni rapporto con l’intorno. Poi si è passati a demolire alcuni capannoni più recenti per permettere di ricreare nuove vie d'accesso e creare due aree aperte: una semipubblica, ricavata dalla sottrazione di parte degli shed, e un’area pubblica interna all’intervento. Si è passati poi ad operare attraverso l’aggiunta di un corpo basso a sud della fonderia, in grado di mettere in comunicazione i diversi ambienti come una spina di distribuzione centrale all’intervento. Da questa si è poi aggiunto un corpo, inteso come servizio aperto al complesso ma anche alla città, elemento di dialogo tra realtà pubbliche e semipubbliche. Dalle vie principali si è cercato di portare all’interno dell’area una relazione con il progetto attraverso il disegno delle giaciture perpendicolari alle strade, che accompagnassero in maniera diretta agli ingressi. Dall’intersezione di queste si è creato un disegno a terra che ha dato origine ad un elemento di spicco, inteso come landmark dell’intero intervento. L’intento è quello di restituire uno spazio vitale alla città, rompendo le attuali barriere fisiche all’area, mettendo in relazione l’intervento con il quartiere di Lambrate, che, attraverso la sua nuova immagine, presenta un alto potenziale attrattivo all’interno della città di Milano.



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Industrie Culturali Creative: nuovi modi di vivere e abitare la città. Proposta di riuso per gli spazi dell’ex Fonderia Tagliabue a Lambrate. Board
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