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IN BETWEEN_L’architettura dell’obsolescenza: riciclo e 3d print

ATA2018

Il tema principale con cui il progetto si confronta è quello del riciclo del manufatto architettonico del secondo Novecento. Si ritiene che sia nel rapporto con l’impalcato edilizio esistente che il progetto contemporaneo può trovare un nuovo ruolo, facendosi carico della capacità di riattivare i cicli d’uso interrotti per i manufatti in obsolescenza. I lavoro muove dal presupposto fondamentale che puntare alla sostenibilità dell’intervento significhi ridurre al minimo le demolizioni, riattivare e implementare i cicli d’uso dell’edificio avvalendosi anche di nuove tecnologie come quella della stampa 3D, capace di apportare notevoli vantaggi in termini di sostenibilità ipotizzando la stampa in situ di intere porzioni di edificio.


L'obiettivo di trasformazione del progetto è il riciclo del complesso di Grande Migliore, in un'ottica generale ma concreta della sostenibilità e della sperimentazione della stampa 3D. Il primo intervento predisposto prevede un insieme controllato di demolizioni, che riconducono il padiglione commerciale ad un involucro rettangolare regolare coperto da shed. Tale demolizione definisce un nuovo perimetro per il padiglione, che si estende su una superficie di 73 mt. in lunghezza e 50 mt. di larghezza mantenendo il fronte parallelo alla strada, ma arretrandosi di 20 m dalla circonvallazione. Il progetto approfondisce il tema della facciata attraverso la definizione di un involucro esterno che avvolge l’edificio commerciale e quello residenziale adiacente, consentendo una lettura unitaria della morfologia basamento- torre. Il nuovo involucro è costituito da una maglia esagonale interamente stampata in 3D in calcestruzzo attraverso il montaggio degli estrusori su bracci robotizzati poliarticolati, trasportabili in situ e diretti sia con cavi che in wireless. Le aperture esagonali della maglia possono alloggiare pannelli di diversa natura che consentono di produrre energia, attutire i rumori provenienti dalla strada e generare effetti visivi col passare del vento. La nuova pelle si insinua anche nello spazio interno al padiglione e si dispone secondo una direzione diagonale rispetto all’asse principale dell’edificio.

L’inserimento di un involucro interno genera due tipi di spazi che rimandano a due dimensioni opposte ma complementari: la dimensione dell’interno e la dimensione mediana. Lo spazio che definisco “interno dentro l’interno” è delimitato dalla nuova pelle e si articola in una serie di ambienti di matrice curvilinea. L’ involucro si muove al di sotto della quota della struttura portante mantenendo un’altezza di 4,50 metri e presenta una trama esagonale piena, stampata in 3D, che si va alleggerendo progressivamente consentendo l’ingresso della luce. Tali spazi sono ulteriormente marcati dall’ apposizione di un velario, una sottile calotta forata che si libra sugli ambienti principali. I velari consentono di schermare la complessa trama della struttura portante, degli shed e degli impianti lasciati a vista offrendo l’opportunità all’utente di immergersi completamente in uno spazio nuovo, diverso da quello del padiglione esistente. Per dimensione mediana si intende, invece, lo spazio compreso tra il nuovo involucro e quello esistente dell’edificio, uno spazio congestionato e pieno che si contrappone a quello fluido e vuoto contenuto dall’ involucro. Tale spazio si sviluppa su due livelli e accoglie numerosi magazzini, uffici e ambienti di appoggio. Il sistema che si immagina di utilizzare fa riferimento alle sperimentazioni sulla stampa 3D in situ in calcestruzzo.Il vantaggio è nell’uso di calcestruzzi che contengono meno cemento, di una economia di mezzi, di materiali e tempo.



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