Archistart

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Connessioni, antri e risalite nell’area archeologica di Segesta

ATA2019

Il parco archeologico di Segesta, situato a quattro chilometri a nord-ovest di Calatafimi, si estende per duecento ettari sulle colline del Monte Barbaro, a 430 metri dal livello del mare e i suoi confini sono definiti a nord dalla Strada Provinciale, collegata all’autostrada Palermo-Trapani, a nord-est dalla Regia Trazzera Tempio, con il Monte Barbaro e a sud-ovest dal Vallone d’erosione della Fusa col Bosco di Monte Pìspisa alle spalle.
L’antica Egesta sorgeva sulle due vette del monte Barbaro, tra gole profonde e alture sovrastate da imponenti monumenti, oggi suggestive rovine, che come testimoni silenziosi di un’epoca passata si fondono con la morfologia del sito dando luogo ad un’armoniosa unità dialettica tra natura e artificio.


Le scelte insediative si esprimono definendo i limiti del nuovo intervento progettuale in una misura tale da non incidere direttamente sulle rovine dell’antichità, così come è stato fatto in passato, ma ponendosi al margine, a distanza, in una relazione che si risolve nella contemplazione, meditazione e introspezione, attraverso un’architettura fatta di percorsi, i cui elementi ora si celano, ora si rivelano, come frammenti in un paesaggio puntellato di rovine. I temi di accesso, connessione, circolazione, risalita e i locali di accoglienza e ristoro per visitatori e studiosi, vengono espletati con scelte progettuali che trovano fondamento su metodologie basate sulla sostruzione, lo scavo, il vuoto. Un’architettura che scava per costruire si avvicina all’archeologia, la quale scava per ricostruire le tracce. Un’architettura essenziale che tende a disapparire nel contesto col quale assume una relazione osmotica, fatta di lunghi percorsi meditativi, attestati sui fianchi della forra, lì dove il luogo mostra la sua natura più intima, nell’asperità delle sue pareti rocciose, e successivamente l’ascesi, attraverso un sistema di pozzi, tagliati nella roccia, fino al raggiungimento di un percorso ad una quota più alta, “fin dove il monumento proietta il segno della sua presenza” per assaporare, nel silenzio, la poesia e le atmosfere che da questo luogo scaturiscono.


Il viaggio all’interno di Segesta prende avvio dal complesso edilizio che si innesta sulla collina, all’uscita dello svincolo autostradale, il quale si svolge su due livelli raccordati da una rampa, relazionandosi direttamente con la matrice rocciosa di cui è costituito il suolo in una compenetrazione assoluta, nella quale l’architettura si mostra solo parzialmente, quasi auto-omettendosi, tramite alcune scelte progettuali precise, quali l’azione sottrattiva dello scavo e le coperture a tetto giardino. Dalla direttrice che dal complesso, attraverso il ponte e una rampa adagiata all'orografia del terreno, arriva al Tempio. Il ponte assume il significato simbolico di elemento connettivo, momento di transizione, attraverso il quale avviene l’accesso al recinto sacro, il Tempio che domina la collina sul quale si erge. Nei pressi della forra si inserisce il percorso architettonico introspettivo, alternativo al primo, che attraversa il vallone della Fusa e conduce al sistema di risalita. Tale sistema, costituito dal susseguirsi di una serie di pozzi tagliati nella cavità della montagna - dove anche un filo di luce diventa una conquista - permette una nuova ascesi, verso una quota più alta, dalla quale poter assaporare, in una prospettiva del tutto diversa, la poeticità del sito, attraverso quattro camere meditative che immerse nel silenzio dello spazio e adibite alla contemplazione-meditazione, costeggiano un percorso naturalistico che si riconnette al punto di partenza.



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