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ACROSS THE AUTISM

ATA2021

Ognuno di noi sente l’impatto dell’ambiente che ci circonda e che influenza il nostro comportamento. Nel caso delle persone affette dal Disordine dello Spettro Autistico, uno spazio che non è stato ben configurato per le loro esigenze, può portare a frustrazioni e alla degenerazione dei loro comportamenti. Ci siamo chiesti come il progettista possa cambiare la sua idea di approccio progettuale in modo da produrre risposte più adatte ad un’utenza fragile. È fondamentale configurare spazi basati su principi sensoriali che limitino i sovraccarichi sensoriali, ma, allo stesso tempo, è importante avere ambienti più rappresentativi della realtà, in modo tale da abituare il soggetto autistico a stare bene anche in ambienti di tutti i giorni.


La scelta delle funzioni è stata dettata proprio da un quadro esigenziale. L’area terapia è quella più prettamente dedicata all’Autismo, con le aree ludico-terapeutiche, in particolare un ambiente per la musicoterapia, per l’arteterapia e una camera sensoriale. L’Area comune è stata pensata proprio come quella connessione tra Autismo e Neuro-Tipicità. Un’area quindi fruibile da tutti e soprattutto un’area d’incontro. Dalle ricerche fatte, è risultato come sia di grande aiuto terapeutico l’inserimento di attività laboratoriali, come la cucina e la ceramica che, oltre ad avere uno scopo sociale, sono fondamentali per l’apprendimento di nuove abilità e per migliorare la concentrazione e condizioni di stress e ansia. Si è pensato, poi, all’inserimento di residenze per soggetti autistici. Tuttavia, la problematica che poteva presentarsi, era la creazione di un ghetto. La scelta è ricaduta su residenze non destinate esclusivamente a soggetti autistici ma a utenze diverse. Per esempio, la vicinanza con l’Università, può portare come utenti gli studenti. Inoltre si è pensato anche al concetto di residenze temporanee, ovvero residenze dove il soggetto autistico può abitare per un tempo limitato proprio per iniziare ad acquisire una propria indipendenza di vita.


Durante l’iter progettuale, non abbiamo ignorato ciò che avevamo attorno ma ci siamo chiesti se e quali funzioni esistenti potessero esserci d’aiuto nell’elaborazione del progetto e anche nella scelta delle funzioni da inserire. Ci siamo quindi voluti integrare all’interno di questo sistema creando nuove sinergìe. Inoltre, le esigenze di questa particolare utenza ci hanno portati ad immaginare degli spazi e degli ambiti che le potessero soddisfare, cercando sempre di favorire l’interazione con il quartiere. Il collante di tutto questo sistema è l’elemento della vegetazione che, oltre ad avere un ruolo di particolare importanza per la sensorialità, garantisce la continuità percettiva e visiva dalla via Flaminia fino alle pendici della collina. Il progetto, quindi, ha la necessità di essere accogliente e protettivo ma allo stesso tempo aperto a tutti, dove l’abitante del quartiere può passeggiare e portare a spasso il cane, i genitori con i bambini possono andare al parco, gli studenti si possono incontrare in biblioteca. Un ambiente protetto ma assolutamente non ghettizzante.



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IADA

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